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Con il termine arboricoltura da legno si indica l'occupazione temporanea
reversibile di terre a vocazione agricola con l'impianto di specie arboree
destinate alla produzione di masse legnose a prevalente impiego industriale
o da lavoro. Il ciclo produttivo, la cui lunghezza è dettata dalle
esigenze aziendali e di mercato, si chiude a maturità commerciale
col taglio di sgombero e la riconsegna del suolo in condizioni idonee
a nuove colture.

Fin dalla fondazione l'IPLA si è occupata di impianti arborei fuori
foresta, ereditando dall'Istituto Nazionale Piante da Legno l'approccio
allo studio dell'inserimento di conifere a rapido accrescimento sviluppato
dagli anni '50 e integrando le conoscenze di tutte le componenti stazionali
(suoli, clima, vegetazione spontanea etc.).
Attualmente è stata superata l'idea di produrre grandi quantità
di materia prima, obiettivo almeno iniziale della pioppicoltura o dell'arboricoltura
da legno con conifere per la produzione di cellulosa; fanno eccezione
le rotazioni forestali a breve ciclo (Short Rotation Forestry) per la
produzione di biomassa.
Oggi risulta più realistico puntare sugli assortimenti legnosi di
qualità, che in rapporto ai prezzi spuntati si ritiene siano un
obiettivo più facilmente conseguibile nel contesto piemontese, e
più in generale italiano, caratterizzato da una forte frammentazione
fondiaria ma anche da una grande variabilità dei fattori stazionali.
L'arboricoltura da legno con latifoglie di pregio punta a massimizzare
la qualità e la quantità del legname ritraibile tramite tecniche
colturali appropriate, che permettono la produzione di tronchi cilindrici,
diritti, netti da nodi e con incrementi regolari.

Le esperienze sviluppate nei decenni passati spingono oggi a non realizzare
piantagioni monospecifiche su grosse superfici, a realizzare impianti
misti, in modo da differenziare anche nel tempo i redditi, diminuire i
rischi e aumentare la flessibilità del ciclo produttivo, sia rispetto
alle possibili avversità, sia rispetto all'andamento del mercato.
A orientare l'arboricoltura da legno verso le latifoglie di pregio hanno
concorso i prezzi di mercato del legno, ma ancor più gli incentivi
della Politica Agricola Comunitaria, che da oltre 10 anni si è posta
come obiettivo di diminuire le produzioni agricole eccedentarie, anche
tramite l'imboschimento dei terreni agricoli.
In Piemonte l'attuazione del Reg. CE 2080 dall'inverno 1994-95 alla fine
del 2000 ha avuto come risultato la realizzazione di quasi 9.000 ettari
di impianti su terreni agricoli, di cui circa 500 ha sono impianti destinati
a bosco (dai rimboschimenti montani alla ricostituzione del bosco planiziale),
circa 3200 di pioppeti e 5200 di piantagioni a ciclo medio-lungo con latifoglie
in pieno campo o in formazioni lineari.
Questi ultimi costituiscono la vera novità rispetto al passato,
anche per la diffusione capillare sul territorio: dalle aree di pianura,
dove l'agricoltura intensiva ha determinato negli ultimi decenni una drastica
riduzione di alberi e boschi, ai versanti della collina e bassa montagna,
ambito in cui l'arboricoltura può costituire una valida alternativa
all'abbandono delle attività agricole e un elemento importante nella
protezione del territorio.
Con l'arboricoltura da legno vengono perseguiti anche altri obiettivi:
oltre alla riduzione delle produzioni agricole eccedentarie e alla creazione
di redditi alternativi per le aziende, una minore dipendenza dall'estero
per le forniture di legname, il miglioramento della qualità del
paesaggio, della rete ecologica e la tutela dell'assetto del territorio.
Sebbene l'arboricoltura da legno non sia un'attività nuova, è
spiccata la dinamicità delle soluzioni tecniche sviluppate in termini
di scelta delle specie principali e d'accompagnamento, dei sesti d'impianto
e delle pratiche colturali (in particolare la potatura) per adeguarsi
ai diversi contesti sociali in cui si opera.
Questi progressivi miglioramenti derivano dalla costante acquisizione
di nuove conoscenze attraverso lo studio, la sperimentazione e il monitoraggio
degli impianti realizzati a cui l'IPLA partecipa e contribuisce con continuità.
In particolare l'attività si articola nelle seguenti aree:
- Conduzione di impianti sperimentali e inquadramento stazionale della rete di impianti
dimostrativi e sperimentali per il Piemonte; partecipazione a incontri tecnici e giornate
didattiche finalizzate a valutare e divulgare gli esiti delle diverse scelte operate.
- Analisi delle attitudini delle terre alle principali specie di pregio,
in relazione alla conoscenza maturata circa le loro esigenze ecologiche
ed edafiche, anche nell'ambito della Pianificazione Forestale territoriale
di Aree Forestali non montane.
- Redazione di manuali tecnici divulgativi per la realizzazione e la gestione degli impianti.
- Progettazione e assistenza tecnica per la costituzione e la conduzione di impianti nell'ambito
di progetti di recupero ambientale di aree degradate e di ex-coltivi, anche destinati alla ricostituzione
el bosco naturale in Aree Protette.
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