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Le modificazioni socio-economiche determinano nuovi e mutevoli obiettivi della gestione forestale, che impongono un continuo processo di adeguamento delle tecniche selvicolturali al fine di ottenere e massimizzare i beni e servizi richiesti al bosco.
In tale ambito l'IPLA ha sviluppato con continuità studi e sperimentazioni,
in particolare su specie e ambienti in evoluzione per cessazione delle utilizzazioni
tradizionali ed in mancanza di modelli selvicolturali di riferimento, su
incarico regionale, del Ministero per le Politiche agricole e forestali
e dell'Unione Europea.
Si sono studiate dal punto di vista ecologico, delle potenzialità
produttive e con parcelle sperimentali d'intervento, specie esotiche naturalizzate
come la robinia, o piantate per arboricoltura e rimboschimento come il pino
strobo e la quercia rossa. Si sono condotte indagini pluriennali su boschi
produttivi sottoutilizzati con prospettive di recupero quali i cedui castanili
e le faggete invecchiate in successione a fustaia.
Indagini conoscitive e gestionali sono state condotte sui boschi di neoformazione che stanno colonizzando aree collinari e montane marginali, spesso in stazioni con buona fertilità e potenzialità produttive anche di qualità, come gli acero frassineti. Anche i boschi ripariali sono stati oggetto di studio, per la duplice valenza protettiva idraulica e naturalistica, che impone una attenta gestione attiva di tali cenosi.
Tali conoscenze hanno consentito di sviluppare proposte di adeguamento delle norme forestali e di formulare specifici indirizzi gestionali per popolamenti forestali all'interno di aree protette, per gli habitat d'interesse comunitario della Rete Natura 2000.
In particolare l'attività si articola nelle seguenti aree:
- Studio e sperimentazione su ambienti e specie d'interesse forestale.
- Realizzazione e monitoraggio di parcelle campione d'intervento selvicolturale.
- Redazione di indirizzi e normative gestionali forestali specifiche per aree protette ed ambiti sensibili.
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